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OGGI SU CAMPIFLEGREIATAVOLA.IT
19-03-2009 - FALANGHINA,VITIGNO E VINO



 

Di  Ettore Galasso

 

“I vini di una terra, non sono mai merci, ma racconti di vita“, bisogna tener ben presenti queste parole nell’avvicinarsi al mondo della viticoltura e della enologia.

La falanghina appartiene ai vitigni autoctoni della Regione Campania, anche se il termine autoctono, non è il più adatto in quanto questo vitigno proviene originariamente dalla Grecia ( Tessaglia ), quindi è più logico parlare di vitigno o vitigni storici, cioè che da tantissimo tempo, si sono adattati al suolo e al clima, o più precisamente ai suoli ed ai climi della Campania. Polibio indicava la Campania nel II secolo a.c. come il “paese Intorno al cratere “, indicando una realta’ geografica-culturale tutt’altro che omogenea. Ancora oggi ci sono testimonianze di radici molto lontane ed eterogenee. Tra le mille anime di questa terra, due non si sono mai fuse: l’anima etrusca e quella greca.

La falanghina è allevata sia nella provincia di Napoli che di Caserta e nel Beneventano. La prima citazione si deve a Nicola Columella Onorati che nel 1804 l’inserisce tra le uve da mensa, l’Acerbi l’annovera tra i vitigni dei dintorni di Napoli ( Campi Flegrei ). Lo storico di ampelografia Vincenzo Semmola di metà 800, ne da questa descrizione : fiorisce ai primi di giugno, presto sfiora e manda via la corolla. Grappolo di mezzana grandezza , allungato, poco ramoso, bacca quasi rotonda piccola di un bel gialletto. Molto costantemente fruttifera. Nel 1879 Giuseppe Froio fu tra i primi a lasciare tracce di un intero processo produttivo del vino falanghina.
La falanghina è distinguibile oggi in due precisi cloni: uno tipicamente Flegreo e l’altro Beneventano.

La sua ampia diffusione nella geografia vitivinicola della Campania, ci induce a sostenere che la falangina si sia nei decenni saputa adattare a tutte le varianti morfologiche territoriali regionali, quasi sempre con risultati di tutto rispetto, tanto da diventare il bianco varietale più diffuso in Campania, che copre un ampia fascia di collocazione commerciale.

Nella provincia di Caserta (Ager Falernus) la falanghina è il vitigno base delle denominazioni Falerno del Massico e Galluccio (falernina ).
La falanghina è un vitigno piuttosto vigoroso, allevato in forma molto espansa. Mostra una adattamento buono anche a forme di allevamento contenute e a vari portainnesti. Presenta una buona fertilità delle gemme con una produzione costante ed una discreta resistenza alla peronospora, meno all’oidio. La maturazione cade tra la terza decade di settembre e la prima decade di ottobre . Il livello degli zuccheri alla raccolta è buono, l’acidità totale è su valori medio-bassi.La falanghina beneventana la possiamo considerare originaria di Bonea.

La descrizione di Carusi della varietà della provincia di Benevento del 1879 annovera una “falanchina o Montecalvo, dove Montecalvo potrebbe indicare due località vicine ad Ariano Irpino e Gioia del Colle ( BA ). Bordignon nella sua monografia sulla falangina, cita una f.Verace e una f.mascolina, ma le notizie su quest’ultimo biotipo sono troppo poche per poter riconoscere una identità tra la f.nascolina e la f.beneventana.

La falanghina beneventana rappresenta il vitigno base dei vini di pregio Doc Guardiolo, Sant’Agata dei Goti, Sannio,Solopaca e Taburno. Vitigno vigoroso presenta una sufficiente affinità con i più diffusi portainnesti, il livello dello zucchero può essere elevato intorno ai 21 e 23° Brix, l’acidità e medio-alta alla raccolta.
La falanghina è stata rivalutata soprattutto dopo dopo gli illuminanti studi del prof. Luigi Moio dell’Università Federico II di Napoli (Colori,odori ed enologia della Falanghina ), sette anni di studi e sperimentazioni, ricerca enologica in Campania. Lo studio si focalizza sul concetto di “enologia varietale”, cioè un enologia adattata alle singole caratteristiche delle diverse varietà di uve, in modo tale che il vino da esse ottenuto si esprima al meglio delle potenzialità raggiungendo livelli di identità sensoriale che rendano riconoscibili all’assaggio i vini e soprattutto i territori di provenienza.

I maggiori descrittori aromatici presenti nel profilo sensoriale della falangina sono il fruttato di banana, di mela e ananas. Un contributo secondario è dato dalle note odorose floreali di albicocca secca e pesca.Entrano nel profilo sensoriale di questo vino anche gli odori di muschio, erba secca, felce, miele e finocchietto, peperone verde, menta, anice e mandorla. Sono state condotte analisi sensoriali, ovvero l’individuazione dei descrittori aromatici, con indagini strumentali, quali l’analisi olfatto metrica e gascromatografia, che hanno tracciato un profilo dell’aroma e del gusto del vino falanghina.

La falanghina non è un uva particolarmente aromatica e proprio per questo è difficile riconoscere il varietale dall’assaggio del chicco o del mosto, ma successivamente alla vinificazione si generano una serie di sensazioni olfattive che ne delineano efficacemente la riconoscibilità. Al gusto si manifesta tutta la sua originalità territoriale a seconda degli elementi che intervengono area per area, come l’incidenza dei suoli più o meno minerali, dell’esposizione, dell’altitudine (escursioni termiche) e naturalmente le tecniche produttive.

 


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