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OGGI SU CAMPIFLEGREIATAVOLA.IT
01-11-2010 - GALA'DEL VINO CAMPANO



Napoli, Città del Gusto: spunti e riflessioni a margine del Galà del vino Campano

Di Angelo Di Costanzo

“Non è una fortuna da poco quella di potersi occupare professionalmente (o almeno provarci) della propria principale passione. Nel mio caso è un vero e proprio privilegio al quadrato, perchè mi viene data la possibilità di raccontare storie e bottiglie che nascono nella mia regione, quella Campania che vive nel presente un’avventura elettrizzante almeno quanto affascinanti sono le sue radici millenarie. Perchè al netto di ogni retorica e nella maniera più asciutta possibile, non c’è dubbio che la Terra Felix celebrata da Plinio e Tito Livio sia oggi uno dei laboratori a più alto indice di dinamismo e gradimento nel panorama vitienologico italiano”.

Così Paolo De Cristofaro, responsabile Campania del Gambero Rosso, ci ha presentato il Galà del vino campano andato in scena alla Città del Gusto di Napoli. Così ha introdotto la conferenza stampa, devo dire una delle poche alle quali abbia partecipato con grande piacere e con aspettative puntualmente tutte rispettate, davvero interessante e con spunti di confronto e riflessione da non perdere di vista. Tra i relatori, oltre a Luigi Salerno, direttore generale di GRH intervenuto per un saluto formale, non ha fatto mancare il suo apporto Daniele Cernilli, da sempre deus ex machina di tutto l’ambaradàn Gambero. Con loro, in rappresentanza delle varie anime consortili della regione Nicola Venditti, Michele Farro, Salvatore (Tani) Avallone nonchè Carlo Flamini direttore del Corriere Vinicolo. Assenti, come quasi sempre avviene in momenti di confronto intelligente e costruttivo, pur essendo state invitate per tempo, le istituzioni, impegnate come conviene far sapere in questi casi, in impegni inderogabili. Cernilli ci ha tenuto a sottolineare come ancora una volta il lavoro della guida del Gambero sia da prendere in seria considerazione come uno strumento di profonda analisi, in questo caso riferito specificatamente alla Campania, dei cambiamenti e della evoluzione in corso nel mondo del vino. “Qualcuno ci ha tenuto a evidenziare, non poco, come alla base di una guida ai vini rispettabile, oltre alla valutazione dei campioni, sia imprenscindibile visitare le cantine, conoscere i luoghi, le persone: bene, noi del Gambero lo facciamo da ben 24 edizioni, altri hanno appena iniziato a farlo”. Capito l’antifona? Ci consegna poi alcuni dati significativi, come già anticipato da De Cristofaro, di una Campania in gran fermento: sono circa 210 le aziende che hanno partecipato alle selezioni per la guida 2011, di cui solo 102 vi hanno avuto accesso, ben 1019 i vini degustati con 53 entrati a pieno diritto nelle finali da cui sono stati estrapolati i 19 premiati con il prezioso ”tre bicchieri“.

Molto interessante, seppur a tratti poco chiaro, l’intervento di Carlo Flamini. Piuttosto lucida mi è apparsa la disamina sulla situazione critica delle istituzioni regionali, che continuano a latitare da impegni assunti nonostante l’urgenza di un intervento riorganizzativo in materia vino ormai imprenscindibile. Bene anche lo sprone indirizzato sprattutto ai consorzi di migliorare e crescere in bene visto che in altre regioni, non certo più vocate della Campania, alcune buone cose sono venute proprio dal comparto consortile (vedi Alto Adige, ndr); Meno efficace invece, secondo mio modesto parere, l’intervento in merito al confronto Campania-Veneto quale viatico di riflessione sulla qualità del brand, dove l’utile punto di vista sulla migliore capacità di concretizzare le risorse e le opportunità offerte dal mercato, certamente a vantaggio dei padani, non trova riscontro sul fatto storico e numerico, visto che da un lato c’è una regione, la nostra, che pur con tutti i limiti ha teso fortemente a specializzarsi sui vitigni autoctoni invece che dare campo libero ai vitigni internazionali, cosa questa assai in voga per le terre a nord del Po, soprattutto in quelle aree a vocazione zero, e ciò è servito non poco, a rimanere in prima linea per esempio sul mercato del vino all’estero, dove i vini veneti occupano 1/3 dell’export italiano (!). Inoltre, la stessa, ha numeri da paura in fatti di produzione, che la pongono costantemente quale prima in Italia per volumi, e con, tra i tanti, un vino come il prosecco a far da traino, praticamente a tutto il comparto enoico regionale.

Molto utili alla dissertazione degli argomenti gli interventi di alcuni produttori profondamente impegnati, ognuno nelle proprie realtà, a salvaguardare il buon nome della viticoltura campana. Nicola Venditti per esempio, ci ha tenuto col fiato sospeso per tutto il suo intervento, loquace ma quantomai efficace, soprattutto nel chiarire alcuni luoghi comuni che vogliono il Sannio-Beneventano un luogo dimenticato da Dio. Produttore di larghe vedute e finissime intuizioni, Nicola era però in rappresentanza del Consorzio di Tutela Samnium, laddove si sta lavorando alacremente per ottenere l’abrogazione di ben quattro denominazioni a favore dell’istituzione di un’unica doc “Sannio” ricadente su tutto il territorio così favorendo invece la nascita di due sole docg di riferimento per  l’Aglianico del Taburno e la Falanghina del Sannio, per una migliore indentificazione territoriale da parte del consumatore e per salvaguardare le peculiarità di questi vitigni presenti in tutta la regione ma nettamente distinguibili dalle altre espressioni regionali. La sferzata di Michele Farro, presidente del Consorzio di Tutela vini Campi Flegrei, ha in seno il sapore dolce di un’animo ancora in lotta e tutto l’amaro della constatazione, ben ha fatto a sottolinearlo, “che quando è indispensabile, come nel caso di una vetrina come questa messa a disposizione dal Gambero Rosso, che le istituzioni siano presenti per un confronto aperto e chiaro, si preferisce latitare, vanificando l’impegno di chi strenuamente cerca di trovare una via di uscita da una crisi senza fine”. A conferma che un territorio come quello flegreo, pur affermandosi sempre più da un punto di vista enologico per le grandi qualità dei suoi vini soffre insistentemente della totale assenza delle istituzioni al fine di uno sviluppo integrato del settore in sintonia con un territorio dalle risorse ineguagliabili, archelogiche, turistiche, ambientali in primis. Sulla stessa linea anche Tani Avallone, storico produttore di Falerno del Massico, che non lo manda certo a dire, e seppur in provincia di Caserta “non esista crisi di mercato dell’uva, poichè chi produce è quasi sempre esso stesso vignaiolo, non ci si può esimere dal constatare l’assoluta inadeguatezza degli enti preposti, e dove  esistano progetti, come l’istituo regionale della vite e del vino, tutto viene lasciato giacere in un desolante silenzio di intenti e di vedute!” 

Ecco, mi piacerebbe che gli eventi legati al vino, di tanto in tanto, non sempre, riuscissero a mostrare del mondo del vino anche questo aspetto, di certo non secondario, in un ambiente troppo spesso raccontato e rappresentato come luogo ideale per lo struscio, la passerella a cui tra l’altro molti non riescono a negare la propria presenza. Bene, forse anche per questo mi è piaciuto – molto - incontrare tante persone, amici vecchi e nuovi che non vedevo, vista la mia poca frequentazione dei salotti, da molto tempo! A Paolo De Cristofaro, e a tutta la sua ciurma, i miei più sentiti complimenti per un evento a dir poco ad hoc!

Da larcante.wordpress.com

 

Ed ecco un commento di Luciano Pignataro in merito ad un post di Lucio Mastroberardino: Campania Felix o identità incompiuta?

Su www.lucianopignataro.it troverete l’articolo e altri commenti.

http://www.lucianopignataro.it/a/campania-felix-o-identita-incompiuta/16727/

 

Non c’è nulla da spiegare, parlano le carte.
E’ stato formato prima il Campania Wine Group con Cozzolino che doveva avere funzioni di consulenza ed era una buona idea perché raggruppava aziende storiche e le coinvolgeva dopo il disastro dello scioglimento Ersac. Noi stessi avevamo plaudito all’iniziativa
Senonché nel passaggio da Cozzolino a Nappi questi pochi hanno di fatto iniziato ad avere funzioni decisionali sulla spesa pubblica e disponevano addirittura dei funzionari regionali. Tutta la piccola produzione è stata estromessa e costretta ad obbedire alle scelte di pochi, le professionalità di dirigenti calpestate e liquidate con sufficienza.
Michele Farro, altro deus ex machina di questo gruppo, per esempio, ha voluto a tutti i costi una faraonica, dispendiosa e inutile manifestazione a Palazzo Reale a Napoli a maggio con la solita bevuta e magnata gratis di rito partenopeo con annessi commessi: messa in piedi all’ultimo momento come tutti i triccabballache dell’ultimo periodo. Ovviamente non l’ha pagata lui, e neanche il consorzio dei Campi Flegrei che presiede e che al vinitaly è sempre stato fuori dal padiglione della Campania, ma la Regione. E questo sarebbe il marketing che gli altri non sapevano fare: ventimila euro per tre ore di sgrufolate al sole, lo stipendio di un anno di un professore bruciato come paglia nel camino, non un solo giornalista è venuto da fuori regione.
A dicembre su pressione del Wine Group, nella persona del consigliere Pd Nicola Caputo, produttore dell’Aversano, ex Udc è stata promulgata una legge che assegnava a questo Istituto tutte le fuzioni che erano dell’assessorato.
Il venerdì prima del voto, con un colpo di stato africano sono state fatte le nomine. Una delibera di giunta regionale a 48 ore dalle elezioni regionali può dare l’idea della potenza di questa massoneria della barrique.
Oggi la promozione pubblica sarebbe in mano a una decina di produttori che dispongono del bello e del cattivo tempo se le cose fossero rimaste così. Per fare un esempio, come se in Toscana la promozione pubblica fosse affidata a una o due aziende di imbottigliamento. In tutta questa follia dell’ex assessore Nappi i pochi fondi alla ricerca sono tagliati.
E mi fermo sui rapporti privilegiati, ma se qualcuno vuole si può continuare: per esempio sull’intreccio di alcuni uffici stampa
Curioso solo che i protagonisti di questo arrembaggio alle istituzioni pubbliche senza confronti in Italia siano soprattutto vinificatori, non viticoltori
Tutto quello che è avvenuto in Campania nel 2009 è stata una enorme porcata costata centinaia di migliaia di euro senza che l’uva nei campi sia aumentata di un centesimo.
Mi auguro una severa indagine della Procura presso la Corte dei Conti per capire come sono stati spesi i soldi di tutti noi
Ecco perché la nascita di Slow Wine, impresa editoriale autonoma e totalmente autosuffciente dal pubblico come dal privato ha dato tanto fastidio: un potente faro di luce pulita su un verminaio di piccoli interessi.
Ecco perché, per rispondere ad alcune domande fatte in altri forum e blog, in Campania c’è fibrillazione e tensione: in nessun altra regione gli interessi di un piccolo gruppo sono così solidamente intrecciati con il pubblico. Si stava creando una cosca, e solo fortuite circostanze lo hanno sinora impedito. Ad alcuni produttori è stato anche “consigliato” di non inviare campioni.
In fondo la legalità si gioca anche su questi piccoli episodi apparentemente insignificanti ma sostanziali. E in questo momento in Campania c’è il problema del ripristino della legalità e dei principi dell’etica pubblica anche nel settore vitivinicolo.
Domenica le istituzioni erano più che presenti: Città del Gusto si regge grazie ad una società a partecipazione pubblica che fa capo a Città della Scienza con soldi pubblici senza la quale non sarebbe possibile tenerla aperta. Quindi prima di parlare e sfoderare la solita lamentela alcuni farebbero meglio a sciacquarsi la bocca
La sfortuna di questa gente piccola piccola è questa: io sono stipendiato dal Mattino e mia moglie insegna all’università, non ha società di comunicazione. Ecco perché ho la libertà di scrivere, bere e parlare dei vini che realmente più mi piacciono da 15 anni, magari sbagliando.
Ah, last but not least: due volti sicuramente puliti sono Nicoletta Gargiulo e Marco Starace


DATA TITOLO
14-01-2010 AIUTIAMO HAITI
03-01-2010 Morte di uno chef
31-12-2009 BUON 2010
21-12-2009 LA CAMPANIA VISTA DA HYLAND
16-12-2009 LE PASTE GONFIATE…
15-12-2009 Quintodecimo, il 2007 nel bicchiere
09-12-2009 VIGNAIOLI E VIGNERONS
04-12-2009 SLOW FOOD CAMPI FLEGREI
03-12-2009 PARLANO I VIGNAIOLI
02-12-2009 Terra Madre Campania

 

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