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OGGI SU CAMPIFLEGREIATAVOLA.IT
17-09-2008 - REPORT SUL VINO ITALIANO



 

Il Vino oggi secondo Carlin Petrini: l’art de vivre di una tribù planetaria

 

di Giulia Cannada Bartoli

 

Il 26 settembre il Venerdì de La Repubblica ha pubblicato un corposo servizio con interviste a nomi illustri e dati sul consumo di vino degli italiani (ricerca EtaMeta per Vinitaly).

 

L’autore, Marco Romani, traccia il profilo dei moderni wine – lover : reddito medio – alto, liberi professionisti, dirigenti, imprenditori. Acquistano almeno nove bottiglie al mese da € 8,50 e per occasioni speciali possono spendere fino ad € 85,00 per una bottiglia..Privilegiano il rosso italiano, con qualche cedimento francese. Soprattutto Toscana , Piemonte e Sicilia.

Il primo personaggio intervistato è il noto wine maker Roberto Cipresso, l’enologo filosofo del Terroir. Cipresso, sottolineando la natura di status symbol del vino alla pari di auto , cellulari etc, punta il dito sulla dilagante improvvisazione della cultura da guide e manuali di molti presunti esperti di vino.

Il secondo intervistato è un altro big: Daniele Cernilli fondatore , con Stefano Bonilli (l’amato Papero Giallo del mondo dei blog) del Gambero Rosso e dell’omonima Guida ai Vini. Cernilli mette in evidenza la gran (eccessiva) varietà delle persone che si avvicinano ai corsi sul vino: pochi lo fanno per mestiere, molti per passione, molti altri per solitudine curiosità e moda.

 

Il rapporto del Venerdì si concentra sulla valenza economica del fenomeno vino: 200.000 addetti, oltre 10 miliardi di euro di fatturato con saldo in attivo tra aziende che nascono e quelle che chiudono.

In tempo di vendemmia, tutti vogliono buttarsi alle spalle il calo del 2007, 43 milioni di ettolitri per vini da un euro in brick , fino anche a 250 euro per vini cult. Lo stesso Cernilli ammette che soltanto il 10% dei vini sul mercato sono segnalati dalla Guida del Gambero Rosso, il resto è vino “commerciale” venduto in GDO a 3 euro e al massimo fino a 7. oltre poi a tre milioni di ettolitri venduti in fusti e nelle bag in box a meno di un euro al litro.

Sia Cipresso che Cernilli concordano sul fatto che al di sotto dei tre euro non sia possibile avere un vino di qualità, ma soltanto un prodotto meccanico, da uve a grandi rese e spesso con aggiunta di mosti concentrati.

Marco Romani sostiene pero’ che buon bere e risparmio sono conciliabili. Emerge il fenomeno delle mescite di città, i vecchi vini e oli di un tempo offrono oggi un prodotto sfuso di qualità a costi accessibili. Il vino pero’, risponde Cernilli , non è piu’ solo una questione di alimentazione, ma un fatto culturale fatto di scoperte, nuovi sapori, vitigni autoctoni e produzioni locali e biologiche.

Cipresso prende le distanze e punta sulla qualità da dieci invece che sulla sufficienza: non ha importanza di che vino si tratti, deve essere l’espressione eccelsa del territorio da cui proviene.

Le dichiarazioni però che davvero mi hanno colpito e che condivido profondamente sono quelle di Carlo Petrini di Slow Food . Il Carlin nazionale fa un analisi lucida e senza peli sulla lingua.

Negli ultimi vent’anni in Italia il vino ha avuto un’eccezionale parabola, che da semplice prodotto agricolo lo ha portato a bene di lusso e sinonimo di qualità della vita, in Francia, succede da cinquant’anni. Petrini traccia con grande capacità di sintesi la storia economica e di costume del vino: nelle campagne era considerato un alimento con cui fronteggiare povertà e fatica, poi con il boom degli anni Ottanta il vino si è affrancato, superando anche lo scandalo del metanolo.

In questi venti anni , dice Petrini, si è creata una tribù planetaria che ne ha fatto un “art de vivre”, dando vita ad un florido e articolato settore editoriale , seguitissimi blog su internet, scuole di degustazione e un pullulare di altre iniziative che in fondo gravitano tutte intorno al lavoro di bravi contadini.

Il vino, ci ricorda Carlin, lo fanno gli agricoltori e, come il vino, tanti altri prodotti delle campagne avrebbero bisogno di affrancarsi da situazioni difficili e paradossali. E’ il caso di tutte le eccellenze gastronomiche del nostro paese che rischiano di scomparire, ma anche di tanti buoni prodotti “normali” che hanno mercato , ma al contadino vengono pagati una miseria. E’ vero, continua Petrini, che il successo del vino ha generato fenomeni socio culturali , qualche volta al limite del patologico, ma ha anche riscattato una parte dell’agricoltura nazionale e deve essere da esempio a quella parte del comparto che si impegna per una qualità complessa, buona per il palato e per l’ambiente.

La soluzione di Carlo Petrini per far uscire il vino italiano dall’aura di prodotto di lusso , è di partire alla ricerca delle migliaia di produttori che fanno un vino “quotidiano” di ottima qualità, che sappia raccontare il territorio ma che poi arrivi ad un costo decente sulle tavole di tutti, tutti i giorni.

 

Si tratta, conclude Carlin, di una semplice , intelligente e piacevole possibilità di cui spesso chi parla di vino purtroppo si dimentica.

 

 


DATA TITOLO
31-05-2010 CANTINE APERTE IN CAMPANIA 2010
19-05-2010 CANTINE APERTE 2010
18-05-2010 SLOW FOOD IL SOGNO...
16-05-2010 Vitignoitalia 2010
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