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OGGI SU CAMPIFLEGREIATAVOLA.IT
14-10-2008 - L'ESPRESSO LA CAMPANIA 2009



La Guida Vini dell'Espresso vista da Sud

La Campania 

di Giulia Cannada Bartoli

La Guida dell’Espresso ci mostra una situazione realistica della viticoltura, una fotografia abbastanza precisa di quello che sta succedendo in questi anni. I vini d’eccellenza premiati da Gentili e Rizzari, curatori della guida, sono soltanto la punta di diamante di una situazione abbastanza dinamica e rappresentano la valutazione di critici del vino di lunga e riconosciuta esperienza. E’ molto interessante il quadro analitico delle singole province. Emergono i vini identitari, vera espressione del territorio.

Questo fenomeno è molto chiaro in provincia di Caserta che sta crescendo in dinamicità e differenziazione viticola,
non a caso due dei 6 vini d’eccellenza per il 2009 arrivano da questa provincia.

Si conferma il successo dell’Aglianico moderno, il Terra di Lavoro di Fontana Galardi (5 grappoli Duemilavini e super tre stelle Veronelli) e al seguito, una bella crescita delle aziende del bacino vulcanico del Roccamonfina. In primis Masseria Felicia che porta a casa con il Falerno del Massico Rosso Etichetta Bronzo 2005, il titolo di Falerno dell’anno, (premiato anche con le super tre stelle Veronelli) e segnalato anche come rapporto favorevole qualità prezzo. Seguono a ruota anche il Falerno Ariapetrina 2006 e quello base. Villa Matilde con il Caracci 2006 Falerno del Massico Bianco, ha ormai piazzato stabilmente questo cru di Falanghina del Roccamonfina ai vertici delle critiche nazionali ed internazionali (si respira aria di Tre Bicchieri 2009), anche la guida Veronelli ha premiato l’azienda di Tani e Maria Ida Avallone per il Vigna Camarato 2004 e il Cecubo Rosso Roccamonfina 2006. Il Falerno di Papa a Falciano del Massico (da primitivo) conferma il consolidarsi di tutto un gruppo di aziende dell’areale del Roccamonfina a cui la strada e’ stata spianata appunto da aziende leader come Moio e Villa Matilde. Si fa strada anche Nicola Trabucco (premiato con le super tre stelle Veronelli per il Falerno del Massico Rosso Rapicano 2006) che nel passaggio da enologo a produttore non ha certo perso punti con il Falerno del Massico Erre 2006. Per la doc Galluccio si fa vedere Adolfo Spada con l’aglianico Gallicius Rosso 2007 (premiato dalla guida Veronelli per il Gladius Rosso Roccamonfina 2006) e si riconfermano la Falanghina vendemmia tardiva e l’Ara Mundi Aglianico Riserva 2005 di Telaro. E poi fu il Pallagrello. Finalmente questo vitigno, portato alla ribalta dagli instancabili Peppe Mancini e Manuela Piancastelli che l’hanno scoperto, promosso e difeso strenuamente dagli attacchi dei burocrati del vino, sta faticosamente conquistando il posto che gli spetta in Italia e all’estero. Le aziende premiate sono appunto la storia del Pallagrello: Vestini Campagnano (super tre stelle Veronelli), Terre del Principe (premiata anche da Gambero Rosso e Veronelli per Ambruco 2006 e Vigna Piancastelli 2005) e Fattoria Selvanova. E’interessante notare come dove operi un’azienda leader lungimirante, capace di creare sistema, nascano poi anche giovani realtà. E’ il caso sopra citato di Masseria Felicia per il Falerno e qui, di Fattoria Selvanova, Della Valle Jappelli e i Viticoltori del Casavecchia. I vini premiati: Connubio 2004 di Vestini Campagnano, blend di Casavecchia (l’altro vitigno autoctono simbolo della rinascita della viticoltura del casertano) e Pallagrello. Ambruco 2006 di Terre del Principe (fresco di Tre Bicchieri 2009), seguito dal Pallagrello Bianco Fontanavigna 2007 in splendida forma e segnalato anche come best price. Fattoria Selvanova produce, secondo l’Espresso, il Pallagrello bianco dell’anno: Acqua Vigna 2006, seguito a ruota dall’Aglianico Selvanova 2004. Il pallagrello San Rocco 2006 di della Valle Jappelli convince Gentili e Rizzari per l’accresciuta personalità.

La provincia di Benevento parla chiaro:
Torrecuso con la doc Taburno si afferma come areale di qualità della viticoltura sannita, si cresce in eleganza, si cresce in qualità, si consolida il serio lavoro di molte aziende fatto nell’ultimo decennio. I problemi della generale difficoltà delle aziende della provincia di Benevento risiedono in primo luogo nell’impossibilità, da parte di consumatori e addetti ai lavori, di identificare l’eccellenza con cru di territorio specifici. Sotto la Doc Sannio, Solopaca e Igt Beneventano ricadono una quantità di vini da vitigni locali che andrebbero valorizzati diversamente. La Doc Taburno riesce ad avanzare più speditamente per la minore estensione territoriale e per il bel lavoro portato avanti dalle aziende, non a caso, quattro dei vini classificati come miglior acquisto per il rapporto qualità- prezzo, appartengono a questa doc. Molto c’è ancora da fare a livello di percezione all’estero dell’imprinting territoriale. Gli stranieri fanno fatica ad identificare la Campania, figuriamoci ad immaginare il Beneventano (meglio Sannio), piuttosto che i Campi Flegrei o Terra di Lavoro. La strada da percorrere va in direzione della forte identificazione tra vino e territorio: in poche parole, quella che gli addetti ai lavori definiscono la specializzazione dei cru.
Qui per Gentili e Rizzari, le sorprese dell’anno sono la falanghina “2001” di Libero Rillo di Fontanavecchia, (5 grappoli per l’Aglianico del Taburno Riserva Vigna Cataratte 2005) azienda che ha investito e creduto nella qualità dei vini del Taburno e del Beneventano, così come ci ha creduto da anni, Domenico Ocone che con l’Aglianico del Taburno Vigna Pezza La Corte 2004 balza agli onori della critica internazionale impressionando Eric Asimov dell’Herald Tribune. Si mette bene in luce anche Terre Stregate che ha impressionato i degustatori con la Falanghina Sannio Doc Svelato Sur Lies 2006. Anche in provincia di Benevento, al seguito di alcune aziende storiche, sono nate numerose piccole cantine di gran qualità. L’Espresso, oltre ai nomi noti e consolidati ( Mustilli, Ocone, Masseria Venditti, Cantine del Taburno, Aia Dei Colombi, Nifo Sarrapochiello, Fattoria la Rivolta, Masseria Frattasi, Terre Stregate) segnala alcune piccole aziende che si stanno imponendo all’attenzione per qualità e territorialità: De Lucia, Iannella, Il Poggio, Santi Quaranta, Torre dei Chiusi e Le Vigne di Malies. La Guida Veronelli ha premiato inoltre La Guardiense per il Cantari 2006 Aglianico Riserva Doc Guardiolo.

In provincia di Salerno con la Costa d’Amalfi ed, il Cilento, terra di frontiera tra passato e futuro, dove tutto è possibile, si riafferma la viticoltura eroica, acculturata e rigorosa di Bruno De Conciliis (5 grappoli Duemilavini), Luigi Maffini, Silvia Imparato ( 5 grappoli Duemilavini, Tre Bicchieri Gambero Rosso, super tre stelle Veronelli) e Marisa Cuomo, ( 5 grapoli Duemilavini) ma allo stesso tempo si registrano altre belle soddisfazioni:
le new entry di Barone, cantina di Rutino che lentamente ha costruito negli anni una gamma di vini puliti e fortemente locali, tra i quali, emerge il rosato Primula Rosa 2007 e di Rizzo a Felitto con il Canto della Vigna 2005 da aglianicone. Esaltante riconferma   per un’altra signora del vino, Mila Vuolo dai Colli di Salerno, l’aglianico 2006 sfiora l’eccellenza. Gentili e Rizzari segnalano anche il Borgo di Gete 2006 di Gigino Reale a Tramonti, uva tintore da vigne a piede franco di oltre 70 anni, a Tramonti, si mostra anche Tenuta San Francesco con due rossi Costa d’Amalfi. In crescita la storica cantina di Ettore Sammarco di Ravello che piazza bene il Costa d’Amalfi Ravello Rosso Riserva Selva delle Monache 2004 e il Selva delle Monache bianco 2007. Si conferma anche il Combination 2005 di Luna Rossa di Giffoni, blend di aglianico e merlot. A Silvia Imparato, Luigi Maffini, Bruno De Conciliis, Marisa Cuomo e Andrea Ferraioli va il merito di aver portato alla ribalta in poco piu’ di vent’anni, le potenzialità del Cilento e della provincia di Salerno, ma soprattutto va il merito di aver saputo costruire una rete tra le aziende attive nella provincia di Salerno. Sono tante le aziende nate con i consigli di Bruno de Conciliis e Luigi Maffini e, ultima nata, Tiziana Marino, che produce su due ettari aglianico a Montevetrano, a pochi passi da Silvia Imparato e che presto si farà notare da pubblico e critica.

La provincia di Napoli appare leggermente in travaglio
. Si stacca l’isola d’Ischia che continua ad essere forte attrattore territoriale con i vigneti cru di Casa D’Ambra. A Mario e oggi ad Andrea D’Ambra va il merito di aver affermato Biancolella, Forastera e Pere e’ palummo a livello internazionale e di non aver mai smesso di credere al futuro dell’agricoltura ad Ischia, portando alla luce antichi vitigni abbandonati, come Lunario, Rilla e Coglionara.
Si mettono in luce in guida l’Ischia Rosso Dedicato a Mario D’Ambra2004 e l’Ischia Biancolella 2007 segnalato anche tra i migliori acquisti della regione. In terra ferma a Grotta del Sole, nel cuore dell’areale flegreo, Gentili e Rizzari riconoscono il merito di aver riportato al grande pubblico alcuni dei nostri vitigni bandiera: Gragnano della penisola Sorrentina in testa che spicca per vivacità e fragranza del frutto, a seguire Asprinio di Aversa, Falanghina e Piedirosso. Un altro bel risultato tutto flegreo lo portano a casa Tina e Luigi Di Meo de I Vini della Sibilla di Bacoli, coraggiosi agricoltori seguiti dal wine maker Roberto Cipresso. Falanghina e Piedirosso di territorio convincenti e con un buon profilo aromatico, dicono Gentili e Rizzari, segnalando anche il Marsiliano 2006, ultimo nato dell’azienda, frutto della riscoperta di un’antica uva locale la Marsigliese. New entry per la guida la Falanghina dei Campi Flegrei Grande Farnia 2007, di Antonio Iovino tra i pochi a lavorare nelle piccole vigne di città. Restano fuori dalla considerazione della guida le aziende dell’areale vesuviano che pur stanno esprimendo ottimi livelli qualitativi ma che, evidentemente, richiedono di un’incisiva operazione di recupero d’immagine. Né Duemilavini, né la guida Veronelli ha assegnato massimi riconoscimenti a vini della provincia di Napoli.

In chiusura, Irpinia. Siamo di fronte ad una crescita esponenziale in termini qualitativi e di numero di aziende, oggi più di 140
. Il dato che salta agli occhi è l’emergere di numerose piccole aziende di talento, spesso caratterizzate anche da uno straordinario rapporto prezzo – qualità.

Si confermano ai vertici le aziende che hanno fatto la storia della viticoltura in Campania: in primis Mastroberardino con il Taurasi Riserva Centotrenta e il Riserva Radici 2003, quest’ultimo premiato anche con le super tre stelle Veronelli.  A seguire Terredora premiata per il Taurasi Fatica Contadina 2003, mentre Duemilavini assegna i 5 grappoli al Taurasi CamporRe Riserva 2003, e Antonio Caggiano con il Taurasi Vigna Macchia dei Goti 2004 (premiato anche dalla guida Veronelli) che però non ha colpito i degustatori con nessuno dei due bianchi, Fiano e Greco. Svetta invece il Fiano di Lapio di Clelia Romano per il quale la guida predice gran longevità e che la guida Veronelli premia invece per il Vigna Andrea Taurasi 2004). Il vignaiolo di Montemarano per antonomasia, Salvatore Molettieri si conferma il grande outsider del Taurasi con il Vigna Cinque Querce Riserva 2003 (super tre stelle Veronelli insieme al 2004).Ottima performance anche per l’aglianico Irpinia campi Taurasini Cinque Querce 2005 e 2006. Resta ai vertici l’azienda che negli ultimi 20 anni è stata protagonista del rilancio d’immagine dei vini campani a livello internazionale, I Feudi di San Gregorio di cui Irpinia Aglianico Serpico 2006 (premiato anche con le stelle Veronelli) e il passito di fiano Privilegio 2005 spuntano il punteggio più alto. A seguire Pàtrimo 2005 da uve merlot, e il Dubl Greco Brut 2004, spumante metodo classico frutto della collaborazione con Anselme Selosse il maestro de la “methode ancestrale”. Per i rossi un bel riconoscimento va all’aglianico Irpinia Campi Taurasini doc Rasott 2006 di Boccella. Si fa notare Castel dei Franci, seguita dall’enologo Carmine Valentino con il Taurasi Marchese Brancia 2004. Bene i rossi base ed il Taurasi di Colli di Castelfranci. Brilla il Taurasi di Sandro Lonardo Contrade Taurasi 2004. Si conferma a Fontanarosa il bel lavoro degli ultimi anni di Pasqualino di Prisco, 17/20 per il Taurasi 2004 e best qualità/price per il Greco di Tufo 2006. Antonio di Gruttola, l’enologo bio dinamico di cantine Giardino, conferma un buon lavoro con il Drogone aglianico 2005. Ritrovo un Taurasi che amo, il Bosco Faiano 2004 de I Capitani. Ancora una conferma sugellata dal recente articolo di Asimov sull’Aglianico, il Cretarossa 2006 e il Taurasi Terzotratto 2004 di Rosanna Petrozziello de i Favati con la consulenza enologica di Vincenzo Mercurio. Poi l’entrata di una piccolissima azienda Il Cancelliere di Montemarano, di proprietà di Soccorso e Nadia Romano, praticamente confinanti con Salvatore Molettieri, piazzano al primo colpo l’aglianico Gioviano 2006 con la consulenza di Antonio di Gruttola. Un’altra azienda che mi piace, Perillo da Castelfranci, una delle zone cru per l’Aglianico Taurasi. L’annata 2004 spunta un bel 17,5/20. Sabino Loffredo di Pietracupa ormai è un nome cult, conosciuto per l’eccellenza dei bianchi, si afferma quest’anno anche con il Taurasi 2004. Senza fronzoli, silenzioso e austero si piazza il Taurasi 2004 di Tenuta Ponte. I fratelli Urciuolo a Celzi di Forino, azienda sconosciuta ai non addetti ai lavori, è invece la rivelazione degli ultimi anni. Tradizione di famiglia, vigneti in alta collina e volontà di preservare la verve acida dell’aglianico e dei bianchi. 17,5/20 al Taurasi 2004 segnalato anche per il buon rapporto prezzo qualità, niente male vero? Un’altra “ illustre sconosciuta” ai più, ma non ai critici e agli intenditori: Gmg Vinicola Taurasi, quasi un capolavoro la Riserva Taurasi 2001 (per non parlare del ’99). Sul piano dei bianchi si registrano le affermazioni e le novità piu’ interessanti. La Cantina dei Monaci a Santa Paolina pare essere l’indirizzo del momento per fiano e greco. Piccola azienda con una bella tradizione, seguita dall’enologo Carmine Valentino che sta all’Irpinia come Angelo Pizzi sta al Sannio, prosegue sulla strada della qualità e i risultati si vedono. Il fiano di Montefredane è ormai un cru, a consacrarlo ci hanno pensato Raffaele Troisi (prima di lui suo padre Antonio) di Vadiaperti e Antoine Gaita di Villa Diamante (entrambi premiati con i 5 grappoli Duemilavini), consolidando la stoffa dei bianchi irpini di vini atti ad un lungo invecchiamento. Di Vadiaperti l’Espresso segnala la nuova etichetta Aipierti 2007. Il Vigna della Congregazione 2006 di Villa Diamante, dopo una sosta in bottiglia più lunga del solito, svetta con 18/20.   In tema di uscita ritardata sul mercato, si conferma il coraggioso piccolo vigneron Ciro Picariello con il Fiano di Avellino 2006, sicura promessa di longevità. Montefredane sta al Fiano come Tufo sta al Greco, qui dagli anni ’90 questo vitigno raggiunge livelli eccelsi e assolutamente inconfondibili nelle performance dell’Azienda Benito Ferrara che quest’anno, per l’Espresso, si è imposta a livelli leggermente più elevati con la versione base piuttosto che con il cru Vigna Cicogna, premiata invece con i 5 grappoli Duemilavini. Rosanna Petrozziello dei Favati mette a segno un altro colpo con il Greco di Tufo Terrantica e con la nuova selezione di Fiano Pietramara 2006 vendemmiato più tardi e con macerazione prolungata sulle bucce. Sabino Loffredo di Pietracupa replica il successo del Taurasi con Greco e Fiano già noti per l’eccellenza. Anche il Greco di Tufo Raone 2006 di Stefano di Marzo di Torricino è piaciuto a Rizzari e Gentili che segnalano di Marzo come uno dei talenti emergenti del panorama irpino. Ritorniamo ai Fratelli Urciuolo, per noi sono una conferma il Fiano Base e la selezione Faliesi ci hanno molto colpito durante le selezioni della guida Vini Buoni D’Italia del Touring Club tanto da portarlo in finale sfiorando la corona. Stesso discorso per il fiano Ripa Alta di Villa Raiano. Ci spostiamo nell’areale dei bianchi di Taurasi, infatti, le aziende di questa zona, se non possiedono vigneti nelle zone vocate intorno a Tufo e Lapio, sono costrette a comprare le uve di fiano e greco per produrre questi vini. Qui, tra Sant’Angelo all’Esca e Luogosano, c’è una testarda vigneron belga di nascita ed irpina d’origine, Milena Pepe, enologa con studi in Francia. Impianta aglianico e 5 ettari di coda di volpe, vitigno minore dell’Irpinia e salta all’attenzione di molte guide compresa l’Espresso che definisce il Bianco di Bellona 2007 doc Irpinia, tra le migliori coda di volpe in circolazione. Chiudo la panoramica sui vini bianchi irpini con una lectio magistralis: quando il Professore sale in cattedra non c’è n’è per nessuno, parlo di Luigi Moio enologo di fama e da qualche anno vignaiolo a Quintodecimo. Il Taurasi non è ancora pronto, piazza intanto “Via del Campo” falanghina 2006 elegante e “progettata” per la longevità.                  

 


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