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OGGI SU CAMPIFLEGREIATAVOLA.IT
11-03-2010 - I CAMPI FLEGREI A TRAMONTI



I CAMPI FLEGREI  A TRAMONTI ALLA RICERCA DEL TINTORE

 

Metti insieme degli amici che per professione o per passione, decidono di fare visita  ad un territorio, che per molti è solo il luogo da attraversare, a volte in estate, per evitare il traffico della costiera amalfitana e ti trovi all’improvviso catapultato in un viaggio a dir poco fantastico.

Si parte da Pozzuoli, Campi Flegrei, direzione Tramonti, Parco dei Monti Lattari, per far visita ad un territorio e a degli uomini che hanno deciso di non fare morire una viticoltura, che definire eroica può addirittura essere riduttivo.

Il vitigno che ci ha catturato, grazie anche al tintore day, organizzato dalla cantina Astroni, Luciano Pignataro wineblog e A.I.S. Napoli, è per l’appunto il tintore, soprattutto dopo aver visto delle slide di  queste viti centenarie che sembravano uscite da qualche film fantastico tipo Jumangji

 

Quando, qualche settimana fa, mi è arrivato l’invito del mio fraterno amico sommelier Angelo di Costanzo, per una visita in questo territorio, non ci ho pensato su nemmeno una volta, la risposta è stata immediatamente si, senza se e senza ma, la mia natura di curioso si era già messa in movimento.

Il giorno prima della partenza mi informo sulle condizioni meteo, responso pessime, pioggia e freddo, ed è quello che troviamo già alla mattina presto partendo da Pozzuoli, ma è all’arrivo a Tramonti che il quadro diventa ancora più nero, freddo, ma soprattutto acqua sotto forma di vero e proprio nevischio.

 

Tutto ciò ci avrebbe dovuto creare qualche disagio, ma c’era talmente di quella adrenalina in ognuno di noi che anche  la più freddolosa tra noi, Michela Guadagno, non mostrava cenni di cedimento.

Arriviamo in perfetto orario alla Tenuta San Francesco, dove troviamo ad accoglierci il padrone di casa il veterinario Gaetano Bove, a capo di un bel numero di viticoltori, ma soprattutto notiamo che siamo capitati nel bel mezzo dei preparativi di una festa per presentare le nuove annate dell’azienda-

Mentre le donne si davano da fare al focolare per la preparazione di numerosi piatti, rigorosamente preparati con prodotti del territorio Tramontino, Gaetano Bove incomincia a raccontarci la sua storia, del perché di questa scelta di vita, nonostante le tante comode opportunità che la vita, professionale, gli avesse riservato.

 

Il suo racconto, molto appassionato, meriterebbe uno scritto a parte, per i tanti aneddoti che ci ha raccontato in questa fredda e piovosa mattinata di marzo.

Il tempo scorre velocemente tra la sua voglia di raccontarsi e la nostra disponibilità ad ascoltare, le sue storie, tanto che ci rendiamo conto che la nostra giornata tintore e appena iniziata e il nostro viaggio deve continuare.

Purtroppo il poco tempo a disposizione non ci permette di degustare tutti i suoi vini, ma soprattutto quelli provati vengono degustati in condizioni pessime, freddo, nella sala preparata per la festa con tutti i preparativi in corso, festa alla quale a malincuore non possiamo partecipare, e solo il dio sa se non avremmo voluto condividere quella bella tavolata e le tante cose buone che erano state preparate, salutiamo la famiglia Bove e alcuni soci della operativa.

 

Si riprende il nostro viaggio direzione Geti da Gigino Reale, qui si cambia registro, nel senso che con Gaetano Bove abbiamo avuto un impatto più culturale,dotto, un po’ come quando incontri il prof. Luigi Moio e ti fa sentire scolaretto, invece con Gigino hai subito l’impressione dell’amico caldo ed accogliente.

 

Ci accoglie a suo modo, si vede che alle sue spalle ci sono anni passati ad accogliere clienti nella sua bella e buona osteria, segnalata da sempre su osterie d’Italia di Slow Food.

Ci porta in una calda sala, finalmente, visto il freddo che ormai c’era entrato fin dentro le ossa, e qui inizia lo show di Luigi, soprattutto dopo aver terminato la nostra religiosa degustazione  della verticale delle annate dal 2005 al2009 del Borgo di Gete, tintore in purezza.

 

Qui accompagnati da alcuni buoni pani, fatti da loro,con le olive nere con salsiccia e friarielli, della scamorza affumicata, da grido, iniziamo a riscaldarci anche noi, ma soprattutto esce fuori tutta la simpatia di Luigi, è un fiume in piena, aneddoti del posto e racconti della sua vita tutto questo ci immerge in un calore, un po’ anche il tintore fa la sua parte, tanto che lo zero termico e il nevischio di fuori ci fa un baffo.

I racconti di chi vive in queste piccole stupende realtà, per certi versi un po’ dimenticate da dio, e quindi non turisticamente appetibili, sono tutte molte simili, amore, passione, ricordi di sofferenza e speranza di vedere i propri sforzi premiati.

 

Io penso che  la famiglia Reale questo obbiettivo l’abbia già raggiunto, non so economicamente, ma sicuramente come persone, lo avverti proprio dal benessere che ti trasmettono.

Per chiudere quest’ altra tappa, Luigi ci porta a vedere la sua cantina, facendoci una premessa “ guardate che  è piccerella”, del resto parliamo di un’ azienda che non arriva a 10.000 bottiglie.

Successivamente ci porta nella sua sacrestia, così chiama la cantinetta del ristorante scavata dentro al tufo, proprio sotto al ristorante e dove in bella mostra tiene molte delle bottiglie del suo territorio, perché ritiene che da soli non si va da nessuna parte se non si capisce che si deve fare sistema, altrimenti ci spazzano via, bravo luigi.

 

Lasciamo Gete e si va verso la tappa finale del nostro viaggio alla ricerca del tintore, abbiamo lasciato alle nostre spalle le due anime diverse: l’intelletuale Bove e l’amico viscerale Luigi, per incontrare la terza anima quella filosofica del medico condotto del paese Alfonso Arpino.

 

Con lui abbiamo la sensazione di un approccio più filosofico, sembra quasi che di fronte ti trovi l’alchimista delle fiabe, anche se è bene precisare che Arpino fa viticoltura biologica e non fa uso di pesticidi o uso di particolare sostanze dannose.

 

Andiamo direttamente in cantina e ci fa provare i vini del 2009, chiaramente non ancora in commercio, prima il fresco Monte di Grazia bianco, poi il primo ottimo rosato ed infine il rosso, pardon nero tintore, in una sequenza di belle emozioni sensoriali e gustative.

Alfonso ci racconta poi di quando gli consigliarono di estirpare tutte le vecchie viti e reimpiantare il vigneto con nuove viti, approfittando dei vari incentivi, ma la sua risposta fu categorica voi siete pazzi.

Gerardo, l’enologo di Arpino,ci racconta di un aneddoto che racchiude in se tutto il personaggio, per il Monte Grazia 2009 Alfonso non ha usato lieviti selezionati, così come consigliato dal suo enologo, ma a sua insaputa ha voluto sperimentare l’uso di lieviti indigeni, spiazzandolo completamente.

 

Infatti ad un certo punto dopo un momento di silenzio afferma “scusate questo vino viene da uve da viti centenarie, ne hanno viste di vendemmie , non ci faccio trattamenti, allora non pensate che i lieviti indigeni,che si trovano sulla pruina dell’acino e in questo sano ambiente,siano integri giusti per fare uscire un buon vino”, ragionamento che non fa una grinza.

 

Visto il risultato e le buone sensazioni del Monte Grazia 2009, anche il buon enologo Gerardo, si è convinto della tesi di Alfonso, arrivando a dire che questo è un altro tassello da aggiungere alla ricerca di una strada per questo giovane vecchio vitigno.

Chiudiamo la piccola cantina, anche qui qualche migliaio di bottiglie, e ci dirigiamo verso casa Arpino dove ad attenderci troviamo la signora Anna moglie e Olivia figlia di  Alfonso, qui ci aspetta, una storica verticale di Monte di Grazia, dal 2003 al 2008, un bel camino acceso e delle leccornie che delizieranno i nostri palati, dopo aver  degustato questa batteria di vini che ci tengono compagnia

Alfonso, colpo del ritardo accumulato nelle precedenti visite, purtroppo ci deve lasciare, il dovere di medico condotto lo chiama, ma ci lascia nelle dolci mani  di Anna.

 

Una delle cose che abbiamo riscontrato alla fine di questo breve, ma intenso viaggio nel mondo del tintore, in senso macroscopico, è che in annate abbastanza calde questo vitigno si esprime decisamente meglio, è come se una uva molto matura riuscisse ben amalgamarsi con la forte acidità di questo vino.

Gerardo confermava queste nostre impressioni, e ci ha parlato anche di qualche esperimento da fare in futuro, ma è giusto che non ne parli io, sono pur sempre confessioni in libertà e noi non facciamo i giornalisti…

 

Una nota a parte meriterebbero i gustosi fichi secchi, essiccati sulla pianta e messi in un contenitore di vetro insieme ad alloro, finocchietto selvatico ed altre erbe, che ho divorato quasi da solo, una vera e propria leccornia.

Avrei ancora voglia di scrivere, così come mi capita quando il mio mare emotivo viene solleticato, ma è giusto chiudere qui ringraziando tutte le persone con i quali ho condiviso, un breve, ma inteso viaggio nel mondo del tintore e dei suoi protagonisti, ricordando che la vita vista dall’angolo giusto sta sempre li ad offrirti gratuite emozioni, basta saperle cogliere…

Un ringraziamento particolare va a Gaetano Bove e alla sua famiglia a Gigino Reale e fratello molto più taciturno, non poteva essere altrimenti con un fratello così ed infine ad Alfonso Arpino e la sig.ra Anna a tutti per la bella ospitalità.

 

 

 

 

 


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