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OGGI SU CAMPIFLEGREIATAVOLA.IT
20-05-2009 - REPORT VITIGNO ITALIA



 

La Fiera enologica più bella del mondo

 Di Luciano Pignataro

 

Stavolta ha sbagliato chi non c'è stato. La Quinta Edizione di Vitigno Italia è stato un successo sotto ogni punto di vista. Come sempre accade, le idee più semplici alla fine sono alla base di ogni risultato: dopo quattro edizioni alla Fiera d'Oltremare, una struttura che ha dimostrato tutti i suoi limiti culturali e organizzativi anno dopo anno, memorabile la decisione di realizzare una fiera enogastronomica, Salt, quindici giorni prima di Vitigno.

Il coraggio di spostarsi nel cuore della città da cartolina, quella per cui tutti vengono qui, tra i Grandi Alberghi e Castel dell'Ovo, il Borgo Marinari e il Circolo Savoia. Poteva sembrare un azzardo è invece no, perché è proprio questa la zona di Napoli più collaudata a ricevere gente da sempre e tutto è filato liscio. Non ultimo bisogna considerare, inutile nascondersi dietro al dito, il problema sicurezza, che in quest'area è assolutamente totale, come stare davanti al ministero degli Interni a Roma, è infatti non c'è stato alcun episodio fastidioso. E non a caso i boiardi di stato organizzavano qui, sino agli anni '90, le loro pantagrueliche convention.

Insomma, se alla Mostra d'Oltremare sembrava di essere i parenti poveri del Vinitaly, qui a Castel dell'Ovo si è ristabilita la gerarchia estetica internazionale che fa di Napoli una delle città più belle al mondo, dove acqua, terra e fuoco convivono alla ricerca del continuo equilibrio. Un po', mi si consenta il paragone, come la decisione di realizzare il Salone della Mozzarella tra i templi di Paestum.

L'estetica non è mai qualcosa di astratto. Forse mai il fascino delle sale del Castello, anziché le sfilate ospedaliere di quasi tutte le altre fiere, ha coniugato i contenuti alla oro rappresentazione, ché oggi il vino è scoperta, voglia di rivelazione, cammino individuale verso produttori in grado di raccontare verità produttive e commerciali figlie di un lavoro serio nella terra e non elaborate a tavolino da qualche uffico stampa. Il gioco era dunque girare tra le scale, le salette, le terrazze, gli antri, dove ogni quadro rivelava un territorio, la sua specificità.

 La fiera più bella del mondo. I produttori sono per natura lamentosi, soprattutto quelli meridionali troppo abituati a pretendere il supporto degli enti pubblici, quasi fosse un dovere per le amministrazioni locali pagare le spese di partecipazione alle fiere anziché garantire il funzionamento delle strade e delle strutture come vera precondizione del fare impresa. Invece stavolta, poi vedremo le ricerche di gradimento effettuate dall'organizzazione, tutti sono rimasti soddisfatti: dalla location e dai contatti.

La sezione buyers, curata da Giulia Cannada Bartoli, ha funzionato come un orologio svizzero ed è stato il boccone del prete della manifestazione. Un settore dove si deve ulteriormente investire in futuro perché questa è la molla che spinge molti a partecipare e a investire. Come ulteriori investimenti vanno fatti anche nel concorso del Vino Perfetto. Hanno vinto vini...troppo perfetti, certamente buoni ma un po' in contraddizione con il genius loci della manifestazione che cerca invece di esprimere diversità e alterità rispetto ad una certa omologazione del gusto. Si potrebbe qui riaprire l'eterna diatriba sulla validità dei concorsi ma francamente ormai la trovo stucchevole, esprimendo solo in questa sede l'osservazione che se non si fissano parametri certi a vincere saranno sempre vini non abbinabili, e non perché ci sia la Spectre al lavoro, semplicimente perché provati da soli la media dei punteggi è sempre univoca. Un trucco da usare, che adottiamo nelle selezioni di Vini Buoni d'Italia a Paestum, è fare commissioni dove ci siano diverse sensibilità a confronto.

Lo staff presieduto da Chicco De Pasquale ha funzionato perfettamente in ogni suo aspetto.

Il contributo dell'Ais Campania e dell'Ais Napoli, specificamente del Gruppo Servizi, è stato determinante nella riuscita della manifestazione confermando l'essere l'Associazione Sommelier un bene pubblico di primaria importanza nella diffusione della cultura del vino come nelle occasioni in cui si passa dalla teoria alla pratica. Anche la Regione Campania ha fatto bene a credere a questa manifestazione che per crescere adesso ha però bisogno del supporto anche di altre regioni del Sud. Questa parte d'Italia è ancora misteriosa e poco conosciuta nel Paese come all'Estero, e tale resterà sino a quando non avrà la capacità di smarcarsi con manifestazioni identitarie. Non è un appello ideologico, ma una valutazione commerciale. Certamente è giusto essere al Vinitaly, ma sprecare risorse in altre iniziative dove spesso di finisce per avere un ruolo comprimario secondo noi è inutile: servono interventi con il bisturi, mirati, quasi un porta a porta negli ambienti che orientano, e poi la capacità di essere polo di attrattore in occasioni come queste.

La sezione Cooking for Wine curata da Luigi Cremona è stata ospitata al Circolo Savoia: è stata il polo attrattivo della gastronomia come ogni anno. Ha vinto il siciliano Giuseppe Casta eguito dal sannita Giuseppe Iannotti (Kresios) e da Donato Episcopo (Hotel Risorgimento a Lecce). Ma su questo aspetto pubblicheremo un report di Marina Alaimo che è stata in giuria e ha seguito lo svolgimento del concorso. Per il prossimo anno, oltre ad alcuni accorgimenti organizzativi (concentrare tutti gli espositori nel Castello, fare all'Excelsior solo gli eventi tecnici mantenendo al Vesuvio l'incontro con il buyer), bisogna ispessire i contenuti.

Ci auguriamo che le grandi aziende si spendano a Napoli per fare verticali e presentare vini: un incontro sulle terrezza dei grandi alberghi ha un valore incommensurabile, ma su questo si potrà lavorare bene in questi mesi. Bisogna coinvolgere i grandi degustatori e i giornalisti specializzati di settore in iniziative concrete.

Quanto alle Piccole Vigne, la sezione dedicata quest'anno ai vini dolci è stata sicuramente interessante, ma è tempo di innovazione: quest'anno si farà una edizione a Castelvenere il 29 agosto in collaborazione con l'enoteca Di VinoInVigna di Mauro Erro nell'ambito della festa del Vino organizzata dalla Pro Loco presieduta da Pasquale Carlo nel comune più vitato della Campania. Sarà il primo festival di piccoli viticoltori mai realizzato in Campania e al Sud. L'obiettivo è scavare a fondo nella diversità e soprattutto nella impossibilità di essere presenti altrimenti a questi appuntamenti: offrire agli appassionati un tema che non ha la pretesa di essere determinante ma almeno appassionante.

Vitigno Italia 2010 sarà il culmine di un percorso per questo segmento. Vitigno Italia si inserisce nell'eterno dialogo tra razionale e irrazionale che da sempre combattono a Napoli la loro battaglia più teatrale, ossia tra la necessità di creare un disegno strategico di governo nel tessuto urbano e la piccola convenienza spicciola, quella del lumpenproletariat che atttaccava i manifesti di Lauro per un pacco di pasta guadagnando la giornata e negandosi un futuro. Questa dialettica non fa sconti e ha portato la munnezza davanti ai Grandi Alberghi, oppure le buche sulla principale arteria cittadina, via Marina. Spesso l'ipercriticismo costituisce complicità e alibi fatalistico al mantenimento dell'esistente. Per questo ho sempre sostenuto l'impegno di Chicco De Pasquale che ha da subito mostrato di avere una visione globale, sarà perché la sua attività principale è il commercio con l'Estremo Oriente. Eserciti e commercianti dettano le regole e chiedono l'ordine, purtroppo Napoli da tempo non ha un esercito e al posto dei grandi commercianti ci sono attualmente i pezzari della Duchesca. Ma il bello della vita è che nulla è destinato a restare come lo vediamo. Da

 

www.lucianopignataro.it

 


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