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OGGI SU CAMPIFLEGREIATAVOLA.IT
27-02-2009 - REPORT TERRE DEL PRINCIPE



di Rosario Mattera

 

Visita alla Cantina Terre del Principe di Castel Campagnano (CE)

 

Con Amici di bevute, gruppo che ruota attorno al sommelier Angelo Di Costanzo,figura carismatica è competente del mondo del buon bere campano e non, ci siamo recati presso la Cantina Terre del Principe di Castel Campagnano di Manuela Piancastelli e Peppe Mancini.

Come sempre l’appuntamento e partenza è abbastanza mattiniero, per arrivare presto a Castel Campagnano, questo spaccato di toscana in terra di lavoro, che non ti aspetti, pensando alla provincia di Caserta.

La giornata, siamo sempre fortunati nelle nostre escursioni, è di quelle fredde, ma con sole, che ben  ti invogliano a fare questo tipo di viaggio.

Dopo aver raccolto, strada facendo, i pezzi di questo mosaico, amici che provenivano da Sorrento e da Giugliano in Campania ci avviamo tutti insieme, per questo bel viaggio, ogni tanto il premuroso Peppe Mancini, ci chiamava per sapere se c’eravamo persi o no, perché arrivare a C.Campagnao, mica è tanto semplice.

Paragonare questa zona dell’alto casertano alla Toscana, a qualcuno può sembrare eccessivo, ma l’invito che vi posso fare è quello di visitare queste terre, infatti appena si oltrepassa San Leucio , vi appaiono subito davanti agli occhi queste dolci colline verdi, con una bassa densità abitativa.

Ad attenderci a pochi chilometri dalla cantina è Peppe Mancini, che ci viene incontro e ci si fa da guida in questo dedalo di viuzze che si inerpicano fino ai circa 300 metri di Terre del Principe.

Si arriva in cantina e il panorama che si apre davanti ai nostri occhi è davvero splendido, si domina dall’alto tutta la vallata, ad accoglierci con tutta la sua semplice bellezza è Manuela Piancastelli.

Il tempo delle presentazioni e via tutti in giro, con l’avvocato, per i vigneti, che sono un po’ sparsi per queste colline, purtroppo una delle caratteristiche di questi luoghi, direi campani, è il frazionamento della proprietà,. Non troveremo mai centinaia, ma nemmeno decine di ettari di vigneti nei nostri territori, quindi la prima visita e alla vigna Piancastelli e qui inizia la breve ma affascinante storia di questa cantina.
La vigna Piancastelli è la dote che porta Manuela in questo affascinante progetto, con Peppe Mancini, sono tre ettari che comunicano tutta l’essenza di questo sogno, una dolce collina che domina l’intera vallata, con di fronte il massiccio del Matese, ancora tutto imbiancato di neve.
In questa vigna nasce uno dei Cru di punta dell’azienda, il Vigna Piancastelli, palagrello nero e casavecchia, che viene vinificato tra fine ottobre e novembre, ma la caratteristica di questo vino è l’aggiunta di un 10% di uve appassite, che gli danno una concentrazione e una morbidezza abbastanza spiccata.
Ma come nasce e perché nasce questo vino. Manuela ci racconta che quando incontrò Luigi Moio, l’enologo, amico, di sempre, gli manifestò subito l’amore che ha per l’amarone e che quindi avrebbe voluto per la sua vigna un vino che si avvicinasse ad esso, e che il professore non avesse battuto ciglio, trovando la soluzione al desiderio enologico della principessa.
Il Vigna Piancastelli 2005, che abbiamo provato su una tagliata di maiale nero casertano, si presenta di colore rosso rubino, quasi impenetrabile dalla luce e consistente, al naso si presenta con sentori di frutta matura, prugna secca, mora, ed una speziatura abbastanza elegante, cioccolato e pepe nero, in bocca è secco, caldo, morbido, con una buona freschezza e un tannino abbastanza elegante, di corpo è pur sempre un vino che fa 14,5 gradi di alcool e direi che è più persistente che intenso.

La prossima tappa è la collina di Monticelli,palagrello e casavecchia,diciamo vigna Peppe Mancini, da queste quattro righe credo che abbiate capito che ci troviamo di fronte a due forti personalità che si rispecchiano molto nei loro vini.
Qui l’Avvocato, ci racconta perché decise di lasciare la professione e dedicarsi al vino. Il progetto Terre del Principe è abbastanza giovane, ma la sua storia personale inizia nel 1991, vinifcando alcune  damigiane di palagrello nero, vitigno ai più sconosciuto, ma vinificato dai contadini del posto.

I primi esperimenti non sono eccezionali, ma il primo incontro che lo incammina per la giusta strada è con Angelo Pizzi, famoso enologo, che gli da alcuni consigli per migliorare questo vino, ancora lontano parente di quello che beviamo oggi.

Ma è nel 1998 che la sua storia e quella di questi due vitigni autoctoni cambia radicalmente.Viene invitato dal sommelier Enzo Ricciardi,  a partecipare ad un convegno per presentare e parlare di questi due vitigni sconosciuti, qui entra in contatto con due persone che poi gli cambieranno la vita l’enologo Luigi Moio , ma soprattutto la giornalista Manuela Piancastelli, giornalista esperta di enogastronomia.

l 1998 è l’anno della prima bottiglia di palagrello bianco, che fa conoscere, ad una nicchia di mercato, questo vino. Ma veniamo all’anno della svolta, è il 1999 e la giornalista cerca, con insistenza, un appuntamento con questo sconosciuto vigneron campano, ma lui niente, si nega puntualmente, finchè lei riesce a contattarlo e a fissare un appuntamento.

Il resto della storia è un grande colpo di fulmine che li unisce in un modo indissolubile, diventano coppia, ma soprattutto fanno confluire tutta la loro passione per il vino in un unico stupendo progetto, Terre del Principe.

Mi rendo conto, è un mio limite, su internet lo scritto deve essere molto stringato, ma io non volevo  descrivervi i vini, che ho degustato.

 Abbiamo fatto una verticale di centomoggia (2003/2004/2005/2006), cosa molto preziosa e rara e da privilegiati, degustato il 3 bicchieri Ambruco palagrello nero, l’orgoglio di Peppe Mancini,  il giusto riconoscimento a questo pioniere del vino dell’alto casertano, ma volevo raccontarvi di cosa c'è dietro ad una bottiglia, qualche volta tutte sole su uno scaffale, poi magari vi riporto le schede del mitico Angelo di Costanzo.

Infine, ma non per ultimo, il pranzo preparatoci da Maurizio Piancastelli: saporito tagliere di salumi di nero casertano, la gustosa e leggera lasagna, ho bissato, le trachhie di maiale al ragù, la tagliata di maiale con misticanza di erbe dell’orto e per finire un ciotolone di sanguinaccio con le chiacchiere nelle cui cavità abbiamo fatto scorrere il nettare e per finire la grappa di palagrello nero, affinamento in barrique di rovere francese per un anno, un altro capriccio di Manuela che ama le morbidezze della vita, mentre sicuramente un giorno Peppe si farà la sua bella grappa di Palagrello bianco, senza barrique. Insomma proprio due belle anime fuse in un piccolo grande contenitore “TERRE DEL PRINCIPE”

 

 


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