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OGGI SU CAMPIFLEGREIATAVOLA.IT
20-01-2009 - IL FALO' DELLA SIBILLA



Il Falò di Sant’ Antuono alla Cantina La Sibilla nei Campi Flegrei

Di Rosario Mattera

 

Il rito del falò di Sant’Antuono, evento tra il sacro e il profano, lo avevo del tutto perso, ma ancora una volta grazie alla famiglia Di Meo, cantina La Sibilla, di Bacoli, ho rivissuto questa magia del 17 gennaio.

Anche quest’anno, come per gli altri anni, mi è giunto l’invito di Restituta e Luigi di partecipare a questa serata nella loro azienda. Negli altri anni non ho mai partecipato per vari motivi, ma quest’anno mi sono detto, “ non devo mancare”. Verso le 18 mi avvio, con moglie e figlioletto, presso l’azienda, dove appena arrivati. veniamo accolti da Luigi, buon padrone di casa, che è alle prese con gli ultimi preparativi con l’ammasso dei rami potati delle viti di falanghina e per e’ palummo, che sarà la legna per il  “Fucarazzo”.

Siamo i primi ad arrivare, come al solito puntualissimi, salutiamo bambini ed adulti presenti alla festa ed entriamo in cucina dove Restituta e  famiglia stanno preparando tutto e tanto di quello che farà parte della degustazione, dove non mancherà o’ puorc acciss (il maiale ammazzato) di famiglia.

Il maiale allevato, con tutto il rispetto che l’animale merita, da Don Vincenzo, papà di Luigi, il quale ci racconta come lo cresce il suo e la cosa che più mi ha colpito è quando mi ha detto che al maiale gli fa fare una sorta di quarantena, disintossicante, per poi successivamente alimentarlo con alimenti che non siano i mangimi già preparati che sono in commercio.

Insomma,la cosa mi sconvolge un po’, mi dice che questi poveri animali sono dipendenti dalla nascita dai mangimi che si vendono in commercio, ed  è costretto a fare questa pratica che consiste, nel toglierli un po’ alla volta il mangime, dopo questo periodo, li alimenterà con il suo granoturco, le mele annurche, le patate ed altri prodotti della loro terra.

Rimango sempre affascinato da nonno Vincenzo, perché realmente da lui puoi ancora sapere la differenza tra un prodotto buono,pulito e giusto, da quelli che ormai invadono i vari scaffali di super ed ipermercati.

Ma veniamo anche al perché di questa tradizione, che ancora resiste, nonostante la poca agricoltura rimasta nei Campi Flegrei.

Ci spiega che il rito del falò di Sant’Antonio, protettore dei maiali, veniva fatto per chiedere di debellare la peste e purificare il corpo dell’animale. E’ una ritualità ricca di simbolismi perché oltre a chiedere la protezione, dalle malattie, del maiale è di buono auspicio per la campagna e dei suoi raccolti, inoltre questa giornata rappresenta anche la fine della parte più dura dell’inverno.

Il fuoco, questo elemento affascinante, che ti rapisce con tutta la sua forza, è l’elemento protagonista della festa che dà inizio anche al carnevale. Ci godiamo, essendo arrivati leggermente in anticipo,tutti i preparativi, ma la cosa che ci salta subito agli occhi, vedendo la montagna di rami potati delle viti, è l’enorme fatica che sta dietro ad un bicchiere di vino.

In questa fase della stagione, nei vigneti si fa la potatura secca, la prima operazione per decidere quante gemme dovrà portare quella vite,successivamente,primavera-estate, verranno le altre.

Il primo appuntamento della serata è la presentazione, in cantina del libro “Giacomo Leopardi a tavola”, scritto da Domenico Pasquariello (Dègo) e Antonio Tubelli.

Il libro racconta del periodo trascorso a Napoli da Giacomo Leopardi, quando i nostri territori erano mete del Gran Tour, in uno di questi Leopardi incontra la nostra cucina e ne rimane affascinato. Leopardi appunta queste ricette a mo di zibaldone, nel senso che numera ogni volta un piatto, salvo poi successivamente scrivere di quella ricetta e raccontare le emozioni che gli aveva procurato.

Appena finisce la sua presentazione Dègo, interviene Nonno Vincenzo, sicuramente se il Leopardi lo avesse conosciuto non si sarebbe fatto sfuggire la sua personale ricettà per rappresentare il buono e saporito dei nostri territori.

La ricetta che poeticamente ci presenta è questa: un cozzariello di pane raffermo, due pomodorini del piennolo, una bella alicella salata, un po’ di origano , un poco di sale e un filo di olio di oliva extravergine.

Finalmente ,come in una processione, per  i numerosi presenti  arriva il momento di avviarsi verso il falò, dove ad aspettarci ci sono Luigi e il figlio Salvatore che hanno ultimato i preparativi.

Si forma un cerchio attorno al falò e grandi e piccini cercano di contribuire a l’accensione dello stesso, non sempre con risultati accettabili. Lentamente, perché molto umida la legna, il fucarazzo parte e qui la magia del fuoco rapisce tutti noi, fioccano i ricordi e i racconti di ognuno di noi.

Vincenzo, l’enologo di famiglia, arriva con delle bottiglie di falanghina per riscaldarci, la serata è un po’ fredda, poi un bel cesto di mandarini viene fatto girare e qui i profumi degli stessi si mescolano a quelli dell’alloro che viene lanciato nel fuoco.

Si sta troppo bene, ma una vocina avverte i presenti che se vogliono, possono recarsi in cantina per degustare i piatti preparati, all’improvviso rimaniamo solo noi con Luigi, l’appetito era tanto e poi gli odori erano troppo invitanti.

A questo punto anche noi ci rechiamo in cantina dove troviamo una tavola imbandita con:pasta e fagioli, con cotiche, casatiello, pizza farinella, pizza con scarola,friarielli, cavolfiore, e bruschettine con lardo e ciccioli e per finire una bella brace con le tracchiolelle.
Vincenzo, cresciuto anche lui, ci racconta, ma soprattutto ci riempi i nostri bicchieri con il piedirosso 2007, migliorato tantissimo, che ben si abbina per struttura e piacevolezza di beva ai piatti della tradizione dei Campi Flegrei.
Si fa abbastanza tardi, soprattutto per il mio picccolo Lorenzo, altrimenti l’invito a rimanere ancora un po’ ,rivoltoci da Restituta e Luigi, che lasciava presagire un continuo con la famiglia, sarebbe stato certamente accettato.

Torniamo a casa e strada facendo, con Lorenzo piacevolmente addormentatosi, io e Adriana ci raccontiamo le belle indimenticabili emozioni vissute questa sera, per certi aspetti magica come il “Fucarazzo di Sant’Antuono”. Viva i Campi Flegre ma soprattutto grazie alla cantina “Famiglia”  “La Sibilla”.-

 

 

 

 

 

 


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