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OGGI SU CAMPIFLEGREIATAVOLA.IT
08-01-2009 - GIORNALISTI AI FORNELLI



 

di Monica Piscitelli

 

Giubba bianca, una doppia fila di bottini a sfera che sale fino al colletto alla coreana. Un gran “ragno” tra le mani. Un mestolo o una “cucchiara” di legno. Ecco la tenuta dei giornalisti ai fornelli, stamani intervenuti a Maddaloni presso la Scuola e laboratorio di cucina Dolce&Salato di Giuseppe D’Addio e Aniello Di Caprio. 

 Chi si occupa di uffici stampa lo sa quanto sia difficile, di questi tempi, con il moltiplicarsi delle iniziative, con l’accelerazione dei ritmi delle redazioni dei giornali, con la diffusione di ausili audio e video di ogni tipo, staccare un giornalista dalla sua poltrona. Più che cattiva volontà, a volte, una mole di lavoro che pesa eccessivamente e un pizzico di scetticismo legato al cattivo uso del mezzo conferenza stampa. Troppo spesso privo dell’unico senso: la notizia. O peggio: la novità della notizia.   Vederli pimpanti? Eccitati, poi!? Cosa rara. 

Eppure, è proprio questo che è accaduto stamani. Non è un caso che a ideare l’iniziativa ci sia una rivista di settore come Gusto Mediterraneo e un gruppo di “militanti dei prodotti di qualità” come Andrea Riccio di Vesuviano e Antonio Monopoli di Sapere i Sapori. A tutti, dimenticata la casella di posta elettronica che scoppia, e il direttore, cucinare insieme, è sembrato un bel modo di annotare osservazioni, discorsi e sensazioni.
Da sinistra: Santa Di Salvo, Giulia Cannada Bartoli, Luisella Del Sorbo, Monica Piscitelli e Laura Gambacorta

A sottolineare il racconto ci sono i profumi della carne nel forno, lo sfrigolio dell’aglio nell’olio, i colori del Pomodorino del Piennolo appeso come un bouquet di fiori. Ma a testa in giù. Il vapore dell’acqua in ebollizione purifica gli animi. Regala serenità. La compagnia, un sorso di vino che accompagna i piatti, fa spuntare un gran sorriso nel mezzo della faccia di ognuno.   Accade così che una trentina di giornalisti si trovino a scambiarsi fotografie, interviste e commenti reciprochi. Tutti “sentono” tutti, mentre gli orecchi si protendono verso il bancone dove si presenta la squadra de “Il Piennolo d’Oro”, la kermesse-concorso che il prossimo 19 gennaio vede sfidarsi 20 chef per l’accesso alla finalissima del concorso dedicato al Pomodorino Vesuviano che si svolge dal primo al 5 marzo 2009 presso il Premiato Pastificio Afeltra di Gragnano.   Protagonista indiscussa della mattinata, la collega de Il Mattino Santa di Salvo. Soffrigge, rimesta, taglia, scola e salta, mentre lo chef Peppe Daddio dirige i lavori e tenie il timone dritto verso l’obiettivo: preparare un pranzo a base di Pomodorino del Piennolo e di altri prodotti, prevalentemente del territorio casertano, in circa tre ore. Il tutto, pur (direi), con l’aiuto di professionisti dell’informazione che, abituati, al più, a dividere gli spazi con le telecamere, si ritrovavano a schivare da ogni lato, vassoi, coltellacci, pentoloni e portelloni. Calati nella fucina di Daddio, oltre a Santa Di Salvo, coautrice della zuppetta di patate e castagne del prete, la sottoscritta, Laura Gambacorta, Giulia Cannada Bartoli e Michela Guadagno. Una ciurma tutta al femminile, a dispetto di quel che si mormora: che le donne, costrette dalla necessità a cucinare, non si divertano più a farlo. C’è chi scotta le cime di rapa, chi taglia a dadi la mozzarella di bufala per gli spaghetti firmati Afeltra, chi taglia i Pomodorini del Piennolo per la “focaccina”, chi prepara la mela annurca per la guarnizione del maiale nero casertano arrostito su una profumata lettiga di bacchette di cannella.   Il tutto di fronte alle telecamere e ai flash dei colleghi che ritraggono questo o quel volto incorniciato dall’unico vero re della mattina di “spadellamenti”: il Pomodorino. Tanto umile e contadino, quanto finissimo condimento quattro stagioni della tavola campana, e di ogni tavola che ne abbia scoperto il gusto inteso, dolce-acidulo. Una bella spallata all’omologazione dei pomodori che inondano l’Italia e l’Europa in ogni stagione e che, in padella, lasciano più un’impronta d’acqua che una di colore. E molto sgomento

 


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